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Report interagenzie statunitense sulle stablecoins di Novembre 2021: rischi e raccomandazioni

a cura di Raffaella Aghemo

Il primo novembre appena passato è stato pubblicato, su iniziativa e a cura del President’s Working Group on Financial Markets (PWG), della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) e dell’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), tre agenzie statunitensi, il Report sulle stablecoins, cioè su quelle risorse digitali progettate per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta nazionale o ad altre risorse di riferimento, utilizzate per favorire gli scambi su piattaforme di trading di risorse digitali, agevolando forme di pagamento più efficienti e performanti.

Scopo di questo lavoro congiunto interagenzie è proprio quello di delineare i vantaggi dell’utilizzo di queste forme di risorsa digitale, ma anche i rischi di eventuali frodi e finanza illecita, comprese le preoccupazioni relative al rispetto delle norme che disciplinano l’antiriciclaggio e il contrasto al finanziamento del terrorismo.

«Questo rapporto si concentra sull’analisi dei rischi prudenziali posti dalle stablecoin utilizzate come mezzo di pagamento e fornisce raccomandazioni per affrontare queste lacune. Queste raccomandazioni prudenziali si applicano alle “stablecoin di pagamento”, definite come quelle stablecoin progettate per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta fiat e, pertanto, hanno il potenziale per essere utilizzate come mezzo di pagamento diffuso. Queste stablecoin sono spesso, anche se non sempre, caratterizzate da una promessa o aspettativa che la stablecoin possa essere riscattata su base uno a uno per valuta fiat

Nell’immediato, le agenzie si impegnano ad intraprendere azioni per affrontare i rischi che ricadono nella giurisdizione di ciascuna agenzia, compresi gli sforzi per garantire che le stablecoin e le relative attività siano conformi agli obblighi legali esistenti, nonché il coordinamento e la collaborazione continui su questioni di interesse comune, e, sebbene lo scopo di questo rapporto sia limitato alle stablecoin, in tutta l’amministrazione sono in corso lavori su risorse digitali e altre innovazioni relative alla tecnologia di contabilità distribuita e crittografica.

Questo lavoro è suddiviso in tre parti: nella prima ci si è concentrati sui meccanismi che supportano la creazione e il riscatto, il trasferimento e lo stoccaggio, nonché le attività e i partecipanti necessari per supportare un accordo avente ad oggetto le stablecoin; nella seconda parte, si descrivono i principali rischi e le lacune normative legate al loro uso come mezzo di pagamento; nella parte terza, la finale, si delineano le raccomandazioni delle agenzie per affrontare i rischi.

Gli stablecoin vengono generalmente creati, o “minted” (coniati), in cambio di valuta fiat che un emittente riceve da un utente o da una terza parte. Per mantenere un valore stabile rispetto alla valuta fiat, molte stablecoin offrono la promessa o l’aspettativa che la moneta possa essere riscattata alla pari su richiesta, e sono spesso pubblicizzate come supportate da una varietà di “risorse di riserva” (“reserve assets”), pur non esistendo ancora standard su queste riserve, dando luogo ad accordi sottostanti che utilizzano altri mezzi per tentare di stabilizzare il prezzo e dando vita a quelle che vengono talora definite quali stablecoin “sintetiche” o “algoritmiche”.

«I diritti di riscatto di stablecoin possono anche variare considerevolmente, sia in termini di chi può presentare una stablecoin a un emittente per il riscatto sia se ci sono limiti alla quantità di monete che possono essere riscattate. Alcuni emittenti sono autorizzati, in base ai termini dell’accordo, a posticipare i pagamenti dei rimborsi di sette giorni, o addirittura a sospendere i rimborsi in qualsiasi momento, dando luogo a notevoli incertezze sui tempi dei rimborsi

Per diventare utile come mezzo di pagamento, una stablecoin deve anche essere prontamente trasferibile con un meccanismo affidabile e accurato per il trasferimento della proprietà.

Tre sono le funzioni chiave di un accordo di stablecoin:

1) creazione e riscatto della stablecoin,

2) il suo trasferimento tra le parti e

3) conservazione da parte degli utenti.

E ciò comporta, in termini di attività:

· Governance — Le funzioni di governance includono la definizione e la garanzia della conformità agli standard relativi all’acquisto, al riscatto, alla detenzione e al trasferimento di stablecoin.

· Gestione del patrimonio di riserva — Gli accordi di stablecoin supportati da asset di riserva definiscono in genere gli standard per la composizione di tali asset e pretendono di garantire un rapporto uno a uno tra gli asset di riserva e il valore nominale degli stablecoin in circolazione. La gestione delle attività di riserva implica l’assunzione di decisioni di investimento in relazione alla riserva, anche in relazione alla rischiosità delle attività.

· Custodia dei beni di riserva — Le stablecoin che sono supportate da risorse di riserva richiedono in genere un custode o un trust per acquisire e detenere le attività ed eseguire transazioni per facilitare la gestione delle risorse di riserva, in conformità con gli standard per le attività di riserva sopra descritte.

· Insediamento — I trasferimenti di risorse digitali come le stablecoin su un registro distribuito richiedono ad altre parti di elaborare le transazioni di stablecoin (ad esempio, per impegnarsi nell’autenticazione e nella convalida) e, per le transazioni on-chain, per aggiornare il registro in conformità con il protocollo sottostante.

· Distribuzione — La distribuzione della stablecoin agli utenti, come consumatori e aziende, comporta la fornitura di canali di accesso e altri servizi che consentono agli utenti di ottenere, detenere e effettuare transazioni nella stablecoin.

Questo tipo di risorsa digitale ha avuto un forte slancio in ambito di DeFi, cioè di finanziamenti e prestiti che esulano dagli ortodossi percorsi tradizionali e che giovano di maggiore “fluidità” nel fornire liquidità, non senza però comportare una serie di rischi che sono enumerati in una nota del Report.

o Rischi di frode, appropriazione indebita e conflitti di interesse, inclusi quelli derivanti da divulgazioni fuorvianti al mercato, uso improprio di informazioni privilegiate e attività commerciali manipolative;

o Affidamento ad accordi di stablecoin su piattaforme di trading di asset digitali (ad esempio, per la distribuzione, per consentire ai clienti di convertire stablecoin in valuta nazionale e per facilitare meccanismi di arbitraggio), in modo tale che un guasto o un’interruzione della piattaforma di trading di asset digitali potrebbe minacciare la stablecoin;

o Rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo;

o Eccessiva leva finanziaria facilitata dall’uso di stablecoin come garanzia su piattaforme di trading non regolamentate o non conformi;

o Rischi derivanti dalla non conformità delle piattaforme di trading di asset digitali alle normative applicabili;

o Interconnessioni tra piattaforme di trading di asset digitali e stablecoin, inclusa la proprietà delle stablecoin da parte delle piattaforme (e la potenziale commistione con i fondi dei clienti);

o Asimmetrie informative e abusi di mercato a seguito di rapporti commerciali e di prezzo imprecisi, limitati o non standard da alcune piattaforme relativi a transazioni di stablecoin e altre attività digitali che potrebbero influire negativamente sugli utenti della stablecoin e delle piattaforme di trading;

o Rischi per l’integrità del mercato derivanti da attività di negoziazione manipolativa o ingannevole su sedi di negoziazione non controllate;

o Rischi derivanti da nuovi processi di custodia e regolamento che mancano di standardizzazione e controllo di qualità.

Maggiori dettagli sui RISCHI che possono presentarsi sul mercato, sono delineati nella seconda parte del Rapporto, che sottolinea come pericolo primario la perdita di valore: «La semplice prospettiva di una stablecoin che non si comporta come previsto potrebbe tradursi in una “corsa” su quella stablecoin, ovvero un ciclo di riscatti e vendite a raffica di asset di riserva che si autoalimenta. Le svendite delle attività di riserva potrebbero perturbare i mercati di finanziamento critici, a seconda del tipo e del volume delle attività di riserva coinvolte. Le corse potrebbero diffondersi in modo contagioso da una stablecoin all’altra o ad altri tipi di istituzioni finanziarie che si ritiene abbiano un profilo di rischio simile. Anche i rischi per il sistema finanziario in generale potrebbero aumentare rapidamente, soprattutto in assenza di standard prudenziali

Inoltre, le stablecoin di pagamento affrontano molti degli stessi rischi di base dei sistemi di pagamento tradizionali, inclusi il rischio di credito, il rischio di liquidità, il rischio operativo (cioè il rischio che carenze nei sistemi informativi o nei processi interni, errori umani, errori di gestione o interruzioni dovute a eventi esterni provochino la riduzione, il deterioramento o l’interruzione dei servizi, interrompendo la capacità degli utenti di effettuare pagamenti, creando un blocco dell’attività economica), i rischi derivanti da una governance del sistema impropria o inefficace e il rischio di regolamento (quando l’accesso alla rete aperta è combinato con meccanismi di regolamento basati sul consenso, il regolamento tecnico può essere soggetto a incertezza).

Infine, il potenziale di scalabilità rapida di una singola stablecoin solleva una serie di preoccupazioni politiche, dal rischio sistemico di un fallimento di un’entità emittente che potrebbe influire negativamente sul mercato finanziario, fino alla possibilità di una concentrazione del potere economico in mano a chi detiene attività economiche e commerciali insieme, agendo anche in ambito di concorrenza.

Per sopperire alle lacune normative: «è necessario un quadro normativo coerente e completo sia per aumentare la trasparenza sugli aspetti chiave degli accordi sulle stablecoin sia per garantire che le stablecoin funzionino sia in tempi normali che in condizioni di mercato stressate

Questa dichiarazione apre alla terza parte, dedicata alle Raccomandazioni, secondo le quali la normativa dovrebbe prevedere una vigilanza su base consolidata sulle entità che emettono stablecoin, in primis, ma anche sui custodial wallet providers, delegando il Congresso a vigilare su tutti gli attori coinvolti e a designare Autority integrative che provvedano a richiedere, a qualsiasi entità che svolga attività fondamentali per il funzionamento dell’accordo di stablecoin, di soddisfare gli standard di gestione del rischio appropriati, risolvendo, in qualche misura:

La protezione dell’utente e rischio di esecuzione: richiedono che gli emittenti di stablecoin siano istituti di deposito assicurati, soggetti a vigilanza e regolamentazione adeguate, a livello di istituto di deposito e di holding.

Il rischio del sistema di pagamento: richiedere che i fornitori di portafogli di custodia siano soggetti a un’adeguata supervisione federale.

Il rischio sistemico e concentrazione del potere economico: Richiedere agli emittenti di stablecoin di rispettare le restrizioni alle attività che limitano l’affiliazione con entità commerciali.

Si auspica inoltre un’azione combinata delle agenzie, ognuna nel proprio perimetro di competenza, ma avendo anche uno sguardo d’insieme che consenta coordinamento, interoperatività e collaborazione!

Riproduzione Riservata

Avv. Raffaella Aghemo

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